Le intolleranze alimentari nel gatto

di Giuliana Piccolo   .   09/01/2012

Quando il cibo resta sullo stomaco

Le intolleranze alimentari nel gatto

Come per gli esseri umani, la lunga filiera che accompagna la preparazione di un prodotto alimentare prima di giungere nella ciotola del nostro gatto lo “arricchisce” di svariate sostanze. Le sostanze chimiche addizionate nel corso di qualsiasi momento della lavorazione di un cibo possono renderlo allergizzante, produrre un'intolleranza alle sostanze aggiunte oppure, ancor peggio, diventare veicolanti delle molecole contenute nell'alimento (soprattutto proteine) e renderle fonte di intolleranza. A volte può capitare che  il gatto con il tempo si  sensibilizzi per es. a qualche fonte proteica che ha sempre frequentato poiché le manifestazioni dell’intolleranza alimentare sono correlate alla quantità dell’alimento allergizzante ingerito.

Intollarante all'mprovviso?
A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa "improvvisamente" diventare intolleranti a un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio pluri-quotidianamente: l’animale risulta improvvisamente intollerante a qualcosa che ha “sempre” mangiato.  L’episodio scatenante, spesso avviene in soggetti già predisposti geneticamente e può essere amplificato da vari motivi (dieta, tossine, parassiti, malattie infettive) che determinano il danneggiamento della mucosa intestinale con una compromissione della funzione di barriera protettiva svolta dalla stessa. Di conseguenza l’organismo non viene più protetto da tutti gli alimenti ingeriti e non digeriti e la mucosa diventa permeabile a queste sostanze.

I sintomi
Le intolleranze alimentari si manifestano quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, pruriti vari ecc.). Quelle cutanee comprendono prurito, eccessivo lambimento e mordicchiamento della cute con conseguente perdita di pelo in alcune aree del corpo, dermatiti di vario tipo, otiti e nel gatto anche lesioni sulle labbra. Le manifestazioni gastroenteriche, che possono coesistere oppure no con le manifestazioni cutanee, comprendono solitamente diarrea e occasionalmente anche disappetenza e vomito. Il vomito è un sintomo che si verifica soprattutto nel gatto.
E' riportata anche l'epilessia idiopatica come rara manifestazione di intolleranza alimentare. Spesso sono correlate a disordini del peso corporeo, sia in eccesso che in difetto. Come si ottiene la diagnosi di intolleranza alimentare? Dopo 6-8 settimane di dieta a eliminazione, cioè una dieta che sia totalmente libera da sostanze verso le quali l’animale può avere sviluppato l’intolleranza, quindi totalmente libera da sostanze delle quali il nostro animale si è spesso nutrito, si valuta la risposta.

La dieta ad eliminazione
La dieta ad eliminazione può essere comprata nei negozi di pet food o fatta in casa. Le diete ipoallergeniche commerciali sono formulate appositamente per fornire all’animale una fonte alimentare alla quale il cane o il gatto difficilmente può essere intollerante (per  esempio: agnello + orzo, cavallo + patate, cervo + patate) ed esistono inoltre diete ipoallergeniche formulate con alimenti comuni quali il pollo, trattati però in modo da non poter essere assolutamente allergenici: in questo caso si chiamano diete a base di idrolisati proteici.

Le diete casalinghe
Le diete ipoallergeniche casalinghe tradizionalmente sono costituite da cavallo e patata o da agnello e patata, maiale e patata. Il maiale è una carne molto gradevole al palato del gatto, facilissima da reperire e decisamente economica. La dieta casalinga viene considerata più affidabile e sicura, ai fini della diagnosi, rispetto a quella commerciale, che tuttavia può essere preferibile per motivi di ordine pratico e per il fatto di essere più bilanciata dal punto di vista proteico, minerale e vitaminico. E’ necessario che la scelta della dieta venga concordata con il proprio veterinario.

Diagnosi di intolleranza alimentare. Che cos'è la dieta ad eliminazione?
Nel nostri animali non si è ancora riusciti con certezza a correlare i risultati delle prove allergologiche su sangue e la reale risposta intollerante dell'organismo verso un allergene, sia che si tratti di intolleranza sia che si tratti di allergia. La conseguenza è che gli esami del sangue non riescono a individuare l’esatta sostanza che determina intolleranza alimentare o l'allergia. Per questo motivo nel cane e nel gatto l’unico modo per ottenere una diagnosi certa di intolleranza alimentare è somministrare una dieta che sia libera al 100% da sostanze verso le quali l’animale può avere sviluppato l’intolleranza, cioè libera al 100% da sostanze delle quali il nostro animale si è sempre (o spesso) nutrito. Questa dieta viene chiamata in vari modi: dieta sottrattiva, dieta ad eliminazione, dieta privativa, dieta ipoallergenica.

Come si trova l'alimento colpevole dell'intolleranza?
Dopo aver fatto diagnosi di intolleranza alimentare grazie all'utilizzo della dieta a eliminazione, viene integrato alla dieta un nuovo componente al quale il gatto o il cane potrebbe essere allergico (ad esempio il pollo) e lo si somministra insieme alla dieta ipoallergenica. Se per due settimane consecutive non si verifica alcuna comparsa della sintomatologia vuol dire che il pollo non è causa di intolleranza e quindi si testa un nuovo alimento (ad esempio il manzo). Se, al contrario, compare prurito si interrompe immediatamente la somministrazione di pollo (che a questo punto è sicuramente un responsabile dell’intolleranza), si riprende con la dieta ipoallergenica fino alla scomparsa del prurito e quindi si testa il successivo alimento (manzo).

Quando la dieta è rispettata in modo ferreo ma l'animale non guarisce del tutto, a cosa è dovuto?
Questa eventualità si verifica quando sono presenti contemporaneamente fenomeni di intolleranza alimentari e di allergia. Ad esempio se il cane è intollerante al pollo ed è allergico anche all’acaro della polvere, allora è possibile che in corso di dieta ad eliminazione si assista ad una notevole attenuazione del prurito, che tuttavia non scompare completamente. Se il cane è intollerante al pollo, allergico all’acaro della polvere e allergico anche al polline dell’Ambrosia, è possibile che in corso di dieta il prurito si attenui o scompaia durante l’autunno o l’inverno, ma che si ripresenti in forma più o meno grave in primavera ed estate, quando fiorisce l’Ambrosia.

I consigli del veterinario.
La dieta ad eliminazione comporta sacrifici per l'animale che si ritrova a dover mangiare un alimento piuttosto monotono e a volte non troppo appetitoso ma anche per i proprietari. E’ per questo che conviene a tutti (animali e proprietari) che la dieta venga condotta in modo rigoroso, una sola volta, per 6-8 settimane consecutive, di modo che sia diagnostica una volta per tutte e al di là di ogni ragionevole dubbio.
Tuttavia la maggior parte dei casi di insuccesso della dieta a eliminazione e di mancato raggiungimento della diagnosi sono dovuti all’incapacità da parte di alcuni o di tutti i membri della famiglia di comprendere l’importanza che ha evitare qualsiasi ‘spuntino’ e alla difficoltà a credere che l’ottenimento di una diagnosi permetterà al proprio animale di avere una migliore qualità di vita, tanto da giustificare i sacrifici imposti dalla dieta. Se in una casa convivono più animali è necessario mettere tutti a dieta e talvolta anche i padroni!

 

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