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Lea... la Lady reincarnata

di Marco Moresco   .   10/12/2013

La scoperta del mio cane e della sua "umanità".

Lea... la Lady reincarnata

Quando avevo dodici anni, i miei genitori mi regalarono un cane. Era una cucciola di Setter inglese che chiamammo Lea, come il Pointer che mio padre aveva avuto da ragazzo. E come per lui allora, Lea mi avrebbe accompagnato per tutta l’adolescenza fino agli anni in cui si diventa grandi.

Bianca e nera, picchiettata di macchioline che su un fianco facevano da contorno a una grande macchia scura, aveva occhi dolci e languidi, e una testa che sembrava disegnata. Parenti e amici venivano a farle festa e lei ricambiava, con uno scodinzolio che la investiva tutta, dalla punta della coda alla punta del naso.

Lea per me era una continua scoperta. I guaiti, gli abbai, il seguire nel prato una traccia invisibile per trovare il luogo adatto ai bisognini, l’improvvisa “punta” alle possibili prede, le liti con alcuni cani e il perfetto accordo con altri. Nei giardini sotto casa Lea mi faceva strada nella natura, attraverso i suoi piccoli e grandi misteri.

A volte scappava e non la si trovava più. “Avrà seguito una pista”, diceva mio padre alzando sconsolato le braccia. Poi ci mettevamo a cercarla per ore fino oltre il quartiere che confinava coi campi. E allora la vedevamo tornare completamente imbrattata, dopo essersi strofinata su qualche lordura per soddisfare i suoi inspiegabili istinti.

Il tempo passava e Lea era diventata grande. Una mattina mi resi conto che nelle consuete feste con cui mi dava il buon giorno c'era qualcosa nuovo. Aveva una strana espressione del muso con le labbra ritratte che mostravano l'intera fila dei denti. Una smorfia che in un primo momento poteva sembrare aggressiva, accompagnata com'era da un sordo brontolio.

Ma tutto il resto rientrava nei suoi soliti atteggiamenti festosi e, superata la prima sorpresa, mi resi conto che quello era un sorriso, o perlomeno un'ottima imitazione. Un giorno stavo studiando e Lea era vicino a me e riposava. A un certo punto iniziò a guaire e poi anche a scalciare, tanto che pensai stesse male. Pur lamentandosi però continuava a dormire. Piangeva e si agitava nel sonno: non c'erano dubbi, stava sognando e quello doveva essere un incubo.

Lea continuava a stupirmi. Un'altra volta, mentre giocavo con lei, mi lasciai andare a qualche dispetto. Le avrò sottratto il suo osso, oppure avrò imitato senza motivo il ringhiare dei cani, non ricordo. Quello che mi colpì non fu tanto che si allontanasse, stufa per un gioco che divertiva solo me e che durava troppo, ma che accucciandosi qualche metro più in là mi guardasse di sbieco, borbottando qualcosa che sembrava un misto di rabbia e di sdegno.

Cominciai a mettere insieme i suoi comportamenti dai connotati umani e mi sembrava impossibile che fossero solo frutto d'imitazione. Avevo sempre considerato Lea come qualcosa di molto diverso da me, ma ora vedevo che in realtà era molto più simile di quanto avessi immaginato. Aveva una conoscenza innata della natura ed era dominata dall'istinto animale. Ma sorrideva se era contenta, sognava quando dormiva e teneva il broncio se la si faceva arrabbiare.

Doveva essere stata umana, e in parte lo era sicuramente ancora. Le sue origini e l'eleganza dei suoi movimenti mi fecero pensare a una Lady, una nobile inglese che doveva aver vissuto in una grande tenuta. Cresciuta con l'educazione che si conviene a un altro rango, ma anche abituata fin da ragazza a vivere a contatto con la natura.

Una giovane aristocratica di campagna, allegra e vivace, anche se costretta dalla rigida etichetta a controllare i suoi slanci. Una donna che doveva aver sofferto un grande dolore, una pena che a volte tornava a farsi sentire nel sonno tormentato di Lea.

3 commenti
Petsandthecity Redazione   |   data: 14 Dicembre 2012, 15:00

Davvero una bella storia da parte di Marco Moresco. Grazie per i vostri commenti!

Cristina Succo   |   data: 10 Dicembre 2012, 22:13

Anche il nostro fa così ma noi crediamo sia per il mangiare....visto che lo fa a pranzo!!

  |   data: 08 Dicembre 2012, 9:40

Bella storia!

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