Quando il cane tira al guinzaglio

di Simone Dalla Valle   .   08/11/2010

Una serie di consigli per abituare il cane a stare al passo durante le passeggiate

Quando il cane tira al guinzaglio

Se i cani non tirassero al guinzaglio, probabilmente gli educatori cinofili dovrebbero cambiare mestiere. Forse non tutti lo sanno, ma la maggior parte dei proprietari si rivolge agli addestratori proprio lamentando questo problema. Chi pensa perciò che il proprio cane sia per questo motivo un “caso disperato”, può tirare un sospiro di sollievo. Il che non significa abbandonarsi al fatalismo e non fare nulla per correggere questo fastidioso comportamento, ma semplicemente affrontare il problema con serenità e, soprattutto, tanta pazienza. Per insegnare ai cani a non tirare al guinzaglio, ci vuole infatti una buona dose di dedizione quotidiana, non solo durante le esercitazioni insieme all’educatore professionista, ma anche in diversi momenti della giornata.

L’obbedienza attraverso lo stress e il dolore
Insegnare al cane a non tirare al guinzaglio implica una parte di lavoro tecnico la cui impostazione dipende dal tipo di relazione che vogliamo instaurare con il nostro amico. A chi ritiene che il cane debba prontamente obbedire come una sorta di automa verrà del tutto naturale fargli indossare un collare a strozzo e strattonarlo ogni volta che tira al guinzaglio. Una scelta che non condividiamo, sia per il tipo di approccio, sia perché consapevoli delle sue ricadute negative. Chi decide di affidarsi a un addestratore che “sponsorizza” il collare a strozzo, deve sapere infatti che l’unico assunto su cui si basa questo metodo è quello di prendere il cane per sfinimento, nella convinzione che il fastidio e il dolore arrecatogli dagli strattoni lo convincano a desistere da questa cattiva abitudine. L’addestramento coercitivo prevede infatti che il cane venga pungolato fino a che non esegue il comportamento desiderato. In altre parole, si tratta di “strozzarlo” ogni volta che tira al guinzaglio, anche quando accenna appena questo comportamento. Il dolore e la paura così inflitti al cane sono, però, causa di forte stress, uno stato d’animo che, come è stato ampiamente dimostrato, causa un drastico venir meno della capacità di apprendimento.

Le conseguenze al fisico e alla relazione uomo-cane
Chi adotta il collare “a strozzo” entra, quindi, in un circolo vizioso nel quale le passeggiate si trasformano in un estenuante “tira e molla” che incrina seriamente il rapporto con il proprio cane, oltre ad annullare il piacere di stare con lui. È importante sottolineare che i cani hanno una soglia del dolore molto alta, per cui, nel momento in cui soggiacciono all’azione del collare a strozzo, hanno già subito traumi significativi.
Ecco perché, oltre a non avere presupposti scientifici, questo metodo produce anche ripercussioni negative sul piano fisico. Lesioni tutt’altro che trascurabili: ai vasi sanguigni degli occhi, alla trachea (da cui derivano problemi respiratori, tosse e nel peggiore dei casi anche svenimenti) e alla colonna vertebrale (da cui derivano fastidi artritici che possono causare morsicature da dolore).

Educare a corrette modalità di richiesta
Quanto detto è tanto più ingiustificato se si pensa che esiste una via alternativa per affrontare il problema del cane che tira al guinzaglio. Un metodo che nasce, non solo, da una visione ben diversa della relazione uomo-animale, ma anche dalla considerazione delle attitudini predatorie del cane. Non possiamo infatti trascurare l’istinto naturale del nostro amico che lo porta a rispondere attivamente ai diversi stimoli sensoriali che lo investono: odori, colori, sapori e quant’altro possa offrire una passeggiata in campagna o in città. Il cane non è un elettrodomestico da riparare, ma un essere vivente il cui benessere psicofisico va rispettato quotidianamente. Per questo motivo, prima ancora di preoccuparsi della condotta al guinzaglio, è fondamentale trasmettergli delle corrette modalità di richiesta nei nostri confronti. In particolare il nostro amico deve comprendere che, per ottenere ciò che vuole, non può applicare sempre il controllo dell’iniziativa, ma semmai prestare attenzione ai segnali che gli inviamo. Se, ad esempio, alla sola vista del guinzaglio entra in agitazione per il prospettarsi della passeggiata, nonostante si tratti di una manifestazione di gioia, dobbiamo imparare a ignorarlo e ad aspettare che si calmi prima di aprire la porta: un cane che perde il controllo ancora prima di uscire, difficilmente sarà in grado di camminare tranquillamente al guinzaglio.

La calma e l’attesa prima del divertimento
Durante la passeggiata, per evitare di instaurare una routine, cambiamo spesso il percorso consentendogli di esplorare nuovi spazi e di fare maggiori esperienze. Così facendo, anche se all’inizio il cane potrebbe eccitarsi per le continue novità, alla lunga riusciremo a renderlo più tranquillo e sicuro. Una volta arrivati al parco, prima di avvicinarci all’area cani, aspettiamo che si calmi e chiediamogli di guardarci negli occhi, o di rimanere seduto: ottenuti i comportamenti desiderati, possiamo infine liberarlo. Con il tempo, chiediamogli questi comportamenti di volta in volta sempre più vicino ai suoi amici e agli altri stimoli che lo attirano. In questo modo poniamo le basi per lo sviluppo di un carattere calmo, riflessivo e soprattutto stiamo educando il nostro cane a considerarci costantemente il suo punto di riferimento. In questo modo la gestione al guinzaglio sarà molto facilitata rispetto a quella di un cane perennemente eccitato e incapace di contenere la frustrazione per la mancata soddisfazione delle sue pulsioni naturali.                                 

Obbedienza senza coercizione
• Per ottenere ciò che  vuole, il cane deve comprendere che non può esercitare sempre il controllo dell’iniziativa
• Se il cane si agita, alla sola vista del guinzaglio, ignoriamolo e aspettiamo che si calmi prima di uscire di casa
• Prima di avvicinarci all’area cani del parco aspettiamo che si calmi e chiediamogli di guardarci negli occhi, o di rimanere seduto, ottenuto quanto richiesto, possiamo liberarlo
• Attraverso questi esercizi educhiamo il cane a considerarci costantemente come il suo punto di riferimento

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