| La Leishmaniosi canina: conoscerla, prevenirla e curarla |
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L’arrivo della primavera è segnato da momenti di grande attenzione alla cura del proprio animale. L’innalzamento della temperature, infatti, contribuisce all’aumento di parassiti come pulci, zecche e filariosi che possono rovinare, se non gestite accuratamente e preventivamente, il piacere delle lunghe passeggiate estive.
Una delle patologie più pericolose riscontrabile durante la bella stagione e che si sta espandendo nel mondo, focalizzandosi anche nel bacino Mediterraneo, è la Leishmaniosi Canina, malattia infettiva endemica causata dal protozoo Leishmania infantum in grado di infettare numerose specie di animali, compreso l’uomo.
Per supportare la gestione di questo problema, Hill’s Pet Nutrition sostiene fin dal 2005 il Gruppo di Studio di Leishmaniosi Canina. Il Team, formato da 10 medici specialisti, che collaborano a stretto contatto con i Medici Veterinari, ha sviluppato importanti linee guida sulla malattia che approfondiscono le tematiche legate alla diagnosi, alla stadiazione, alla terapia, al monitoraggio, fino alla prevenzione.
Alberto Crotti, membro del Gruppo di Studio di Leishmaniosi Canina e Medico Veterinario, ha spiegato: “Il contagio della malattia avviene principalmente attraverso il flebotomo infetto che punge il cane. E’ fondamentale quindi chiarire che la trasmissione non può avvenire in modo diretto tra il proprio animale infetto e l’uomo, ma esclusivamente in presenza dell’insetto flebotomo che funge da vettore della malattia. I sintomi che ne derivano sono molteplici e la malattia può, purtroppo, colpire diversi organi tra i quali la cute, gli occhi, il midollo osseo, i linfonodi fino a colpire diverse strutture tra le quali anche il rene, determinando una grave insufficienza nel loro funzionamento. Utile in questo caso è un’alimentazione dietetica specifica”.
“Oggi – ha continuato Alberto Crotti – la prevenzione è fondamentale per arginare la malattia tanto nell’uomo, dove può avvenire mediante l’utilizzo di semplici spray repellenti, quanto nell’animale attraverso l’uso di spot on, collari a rilascio graduale e spray anti parassitari”.
In Italia, i territori maggiormente colpiti dalla malattia sono le regioni peninsulari, le Isole ed il litorale tirrenico. I dati ufficiali forniti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno relativi all’andamento degli esami Leishmaniosi canina in Campania nell’anno 2009, confermano che su 15.900 esami effettuati, risultano essere positivi più del 10% degli animali. Studi recenti, inoltre, evidenziano un dato nuovo e cioè una positività del 2% al test per la diagnosi di leishmaniosi canina anche nell’Italia continentale. “La diffusione della malattia sta interessando regioni che nel recente passato venivano considerate indenni, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, – afferma Valentina Foglia Manzillo, Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Veterinarie della Facoltà di Medicina veterinaria di Napoli – ed in cui i casi di leishmaniosi canina diagnosticati si riferivano esclusivamente a cani che avevano soggiornato durante il periodo estivo in zone endemiche. Oggi è ormai certo che sia il vettore flebotomo, sia i casi autoctoni di malattia, sono presenti anche nelle regioni del nord Italia anche se, tuttavia, la situazione è maggiormente preoccupante al sud Italia”.
Una delle grandi difficoltà che i veterinari riscontrano nella diagnosi di questa malattia è il riconoscimento di un soggetto infetto, che ancora non presenta sintomi, ma serbatoio attivo del parassita e quindi potenziale pericolo per altri cani e l’uomo. Le recenti linee guida “Diagnosi, terapia e prevenzione della Leishmaniosi Canina”, pubblicate dal Gruppo di Studio della Leishmaniosi Canina (GSLC), suggeriscono indicazioni importantissime per permettere di identificare i cani infetti e non ancora malati.
Per ottenere ulteriori informazioni sul GSLC e per prendere visione delle linee guida è possibile consultare il sito www.gruppoleishmania.org. Per ricevere, invece, consigli e utili indicazioni sulla patologia, è necessario rivolgersi al proprio veterinario di fiducia, il quale potrà richiedere un parere ed un confronto con i rappresentanti del GSLC.
Hill’s Pet Nutrition, con Hill’s™ Prescription Diet™ Canine k/d™, dà una risposta efficace a questa particolare esigenza alimentare. Il prodotto infatti, grazie al quantitativo controllato di proteine di alta qualità, aiuta a ridurre l’accumulo di prodotti tossici del catabolismo proteico, soddisfando però, allo stesso tempo, i fabbisogni proteici essenziali. Inoltre, l’aumentata “capacità tampone” dell’alimento contrasta l’acidosi metabolica, il ridotto contenuto di sodio aiuta a rallentare la progressione del disturbo renale e l'elevato contenuto di fibra solubile aiuta a diminuire il riassorbimento dell'ammoniaca.
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